Non sono io
Fare appello al proprio specchio.
C’è una discrepanza che mi accompagna da sempre: la distanza tra come mi percepisco e come mi restituisce lo specchio.
Non è un problema di autostima, né un dramma, ma il tipo che si è fatto crescere la barba come la mia non sono io.
Io in quello che mi si pone davanti non mi ci vedo, abbiamo avuto l’idea di vestire gli stessi abiti, ma la sua faccia non la sento da dentro che possa sembrare là fuori, sull’epidermide, nel verso dei capelli.
Il vizio del broncio poi, certo ce l’ho, ma non è quel broncio fino, quel broncio da assassino, teso, con le narici aperte di chi incamera troppa aria perché davvero non respira dentro.
È qualcosa di più di una differenza sottile, quasi un difetto di proiezione di un me che non mi sento di animare.
Quando mi guardo, vedo un corpo che sembra trattenere il fiato, un volto che non coincide con la sensazione interna di me stesso, vedo una durezza nell’espressione che mi appartiene fino ad un certo punto, il mio sguardo è persino una spina; quel tipo nel vetro che usa i miei occhi taglia, squarta, invece di guardare.
Come se il riflesso fosse un parente alla lontana: somigliante, ma non identico.
Una copia? No, piuttosto una versione fredda, davvero la mia ombra killer.
Nell'immagine di me escono i miei peggiori pensieri, quelli che penso di tenere bene recintati, esce la vana speranza nei confronti del prossimo.
Nella vita reale, invece, mi sento migliore.
Più fluido.
Meno impacciato e quasi giovane, mai giovanile.
È come se il mio corpo funzionasse meglio quando non è osservato, nemmeno da me. Cammino con più naturalezza, parlo con più sicurezza, mi muovo con una spontaneità che allo specchio scompare.
Appena mi guardo, risulto irrigidito, non mi ci ritrovo.
Forse gli specchi non mostrano chi siamo, ma chi temiamo di essere, o quello che da fuori si pensa che possiamo rappresentare, forse solo qualcuno, e speriamo sia così, dissente col nostro specchio e ci vede per come ci sentiamo noi.
Allora cosa sono quegli specchi? Sono dispositivi di controllo, non di verità?
Ci restituiscono la postura che assumiamo quando sappiamo di essere sotto esame, curvi e piacenti, anche se l’esaminatore siamo noi stessi.
E allora mi chiedo: quanto del mio riflesso è davvero “io” e quanto sia solo una maschera che ho imparato a indossare? Una versione formale di me.
La versione più autentica di me vive nei momenti in cui non posso vedermi: quando rido, quando mi sorprendo a gesticolare, quando mi muovo senza pensarci. In quei frammenti non c’è vetro, non c’è giudizio, non c’è posa. C’è solo presenza.
Esisto docile nonostante l'armatura che vedo negli specchi e la disillusione dell'espressione è bonaria, mai netta e definitiva, oppure quella determinazione è ciò che ambisco ad usare?
Non funzionano certi pirandelliani esercizi per correggere la U capovolta disegnata sulle labbra, non funziona la pratica di sorrisi resi allo specchio che poi osa tradirmi.
Da me esce sempre lo sdegno.
Ci fosse un modo per pretendere di descriversi oltre l'evidenza, io avrei molto da dire, ma sarebbe forse l’ennesimo vizio di trattare per la scusa di non cercare il coraggio di tenere forte la propria posizione.
Forse quel tipo nello specchio sta cercando di dirmi qualcosa.




Molto interessante quanto scrivi. Provo spesso anch’io un senso di estraneità davanti ad uno specchio. Non mi ritrovo con la immagine che mi offre.
Talvolta non mi piace.
Ho notato inoltre che questa sensazione si amplifica con gli specchi fuori di casa. Come se quelli esterni siano diversi , più scrutatori , e capaci di suscitare una sensazione di maggiore ambiguità , quasi disagio.
Forse perché l’essere fuori dal proprio habitat amplifica la diversità?
Oppure esagerando perché non pensare ad una popolazione di specchi alieni che ti osserva e mostra di te tante identità simili ma non identiche ?
Del resto questo già succede con la visione spesso contrastante che gli altri hanno di noi.
Lo stesso vale per i ricordi.
Ti è mai capitato di avere, di un evento passato , un ricordo totalmente diverso da quello che rammenta una altra persona con la quale lo hai condiviso ?